di Marco Scaramucci

Era il 1272, e oggi nel 2022 si festeggia la memoria di quel momento così importante per la storia di Margherita e di tutti noi: la Conversione, mi trovo qui davanti al suo Corpo, in certi momenti può capitare anche di sostare in completa solitudine davanti a Lei, e allora tutto cambia, tutto prende un’atmosfera diversa, l’intorno si annulla, la luce del rosone la illumina con bei colori e Margherita parla, parla al cuore di chi ascolta…
Chissà quanta gente è passata e si è inginocchiata davanti alla Patrona…. questo pensiero mi riporta alla memoria quel tempo quando ancora era a Montepulciano, e già ispirata nel profondo del cuore dallo Spirito Santo, attraverso le esperienze della sua vita, lei stessa disse alle sue amiche che un giorno sarebbero salite pellegrine con il bastone e la sporta alla sua tomba a pregarla e l’avrebbero chiamata Santa.

Questo corpo fa trasparire ancora la sua bellezza, ma non quella della giovane Margherita da Laviano che conquistò probabilmente molti, uno in particolare : Arsenio, e non quella della Margherita, signora di Montepulciano, la compagna o forse moglie e poi mamma e donna ammirata e stimata per la sua posizione. Ma soprattutto traspare quella bellezza più importante , quella rilucente quella sbocciata 750 anni fa, della nuova Margherita che sarà di Cortona, la penitente, la mistica, la caritatevole, la pacificatrice, che ha conquistato molti, tanti, anche noi, è quella la bellezza che traspare, quella del suo carisma, della sua grazia, la grazia di Dio che perdona chi lo cerca e ascolta.

Questo corpo adesso racchiuso nell’urna, fermo, statico, ma che prima tanta strada ha percorso con i suoi piedi, strade di fatica, di amore, di pentimento, quei piedi che ora posano nel morbido cuscino, prima han camminato per duri sentieri e stradine ripide, vicoli bui e piazze, si sono affrettati di soppiatto per scappare dalla casa paterna per correre incontro al suo principe, bagnandosi nelle acque della palude, ma si sono anche induriti per percorrere il cammino dalla natia casa fino alla Città dei Casali, e poi dalla cella di casa Moscari alla Chiesa di S Francesco per partecipare alle bramate celebrazioni e infine ancora più su, fino a S. Basilio per trovare la solitudine e prepararsi all’incontro con Lui.

Margherita ora rimane “ em poso” ad aspettare, ma se seguiamo quello che i ha lasciato, le orme del suo cammino, ci porta a Gesù.
Questo viso prima ben curato e impreziosito dal trucco, e dalle preziose acconciature poi maltrattato e per poco quasi sfregiato per punirlo di ciò che causò nel corso della sua prima vita, con quegli occhi che videro cose a noi per il momento precluse visioni che la lasciavano così esausta quasi morente.

Queste ginocchia che si sono piegate dal dolore sotto la quercia di Petrignano e poi sotto il fico della casa paterna dopo la cacciata nel momento della decisione suprema, si sono poi ritrovate a piegarsi in Chiesa nelle intense confessioni e nel pentimento, nelle sue celle in mistiche estasi o sotto il Crocefisso per ricevere la vera gioia.
Queste mani che prima erano avvezze a cose terrene, gioielli e stoffe sopraffini, dopo erano mani votate a sgranare rosari, mani che han dato la pace e si sono giunte per tutti, per loro e per noi, mani che si son adoperate al lavoro per gli altri, mani per ricostruire, pronte ad afferrare con delicatezza e far veder la luce a bimbi pronti per il mondo, ma anche quelle mani che hanno stretto le più piccole del figlio Jacopo, ritrovatosi d’un tratto in un vortice di eventi più grandi di lui: dov’è il Babbo? perché i nonni? ma quanto è la lunga strada ? Tante domande, poi la paura che lo frastorna e quel dolore che solo lei Margherita poteva curare, una carezza un abbraccio con la dolcezza delle sue mani di mamma, le stesse che accarezzano ancora oggi la nostra anima quando da figli l’andiamo a cercare.

Occhi capaci di lacrime intense o scintillanti di perfetta letizia, occhi che ci osservan da dolce Custode.
Ed anche questa bocca capace di parole per tutti, ricchi, peccatori, poeti e bisognosi, queste labbra messaggere del verbo a lei affidato direttamente dallo Sposo Celeste, bocca pronta ad offrire argomenti di pace ai litigiosi e ammonimenti severi a uomini potenti e duri di cuore, bocca capace di Pregare e intercedere ancora.

Si potrebbe continuare ancora ad ascoltare quello ch questo Sacro Corpo racconta si potrebbe continuare ancora a veder in Margherita l’opera del Signore tanta è la sua grazia, perchè Lei è così è un’insieme di doni per la salvezza, e allora ringrazio Dio per quel 1272, per averle indicato il nostro Colle, grazie per quel momento che ce l’ha fatta arrivare.
Chissà che cosa saremmo stati o avremmo fatto senza Margherita che ci indica la via.

Prima di lasciare la Santa un ultimo pensiero, immagino di ritrovarmi nelle vie di Cortona a quel tempo, immagino pure di cercare la Mantellata e di vederla passare, e poi….cosa fare ? Magari avvicinarla con una scusa…. E una volta di fronte a Lei, di sicuro con uno sguardo mi leggerebbe dritto nell’anima, e nel silenzio un dolce rimprovero.

Non basta dire: O Margherita, Margherita, non basta inginocchiarsi davanti a Lei nel giorno della festa, non basta conoscere a menadito la sua Legenda, non basta…. Anche a noi servirebbe un fico sotto il quale inginocchiarsi perduti.
FAITE PREGHIERA O SANCTA MARGARITA…
“Faite prieghiera, o Sancta Margarita,
a Iesu Cristo per li cortonesi,
che le mantenga en pace e buona vita,
et per li vostri meriti sien defesi,
e sieno acesi de l’amore divino
ché al punto estremo agiono consolanga.
En poso stai e salita en grandecca,
é ‘n te bellegca, porto se’ de mare.
Chi a alcuno male, e a voi s’acomanda,
Cristo li manda la sua medicina,
e forte pena senza dubitare,
e ralegrar se pò cum grande baldanga.”
Da una Laude
“O Santa Margherita,
prega Gesù per i cortonesi,,
perché li protegga e conceda loro la pace,
la salute dell’anima e del corpo,
e in virtù dei tuoi meriti siano difesi dal
male,
siano accesi dall’amore divino
e abbiano conforto nell’ora estrema.
Mentre il tuo corpo quieto riposa grande
é la tua gloria in cielo, o vera bellezza,
porto di mare per i naufraghi.
Colui che, per i suoi mali, a te si rivolge
da Cristo ottiene sollecita cura,
e impara a sopportare con fede il dolore,
fino al punto di rallegrarsene con audacia”
